EL DIABLO (The Devil vol.1) di M.Robinson (Quixote Edizioni)

Autrice: M.Robinson
Titolo originale: El Diablo
Traduttrice: Vanilla Harem’s Book
Genere:  Mafia romance, contemporaneo
Ambientazione: Usa
Pubbl. originale: M.Robinson, 2016, pp.469
Pubbl. italiana: Quixote edizioni, 14 febbraio 2018, pp.504, € 17,50
Parte di una serie: 1° serie The Devil (autoconclusivo)- spin-off serie Good Ol' Boys
Livello sensualità: MOLTO ALTO
Disponibile in ebook a  € 4,99

TRAMA: Ero spietato.
Ero temuto.
Avevo sacrificato me stesso.
Lei.
Ogni cosa…
Vivere in un mondo in cui valgo più da morto che da vivo è stata una mia scelta. Sono un uomo terribile, e non ho mai aspirato a essere nulla di diverso. Ho fatto cose di cui non sono fiero. Ho visto cose che non dovrebbero essere viste. Ho causato dolore a cui non posso rimediare.
È sempre stata una mia scelta.
Ogni decisione.
Ogni ordine.
Che fosse giusto o sbagliato, non aveva importanza.
Fino a lei. Era sotto la mia protezione, finché non è diventata la mia ossessione. Ma chi l’avrebbe salvata…
Da. Me. Stesso. Io, il diavolo. Il fato ci ha fatto incontrare. Il destino ci ha distrutti.

  
El Diablo è la storia di un uomo, Alejandro Martinez, un boss spietato, un fratello amato e un amante desiderato, tutte facce della stessa medaglia. L’autrice, con il suo stile crudo e incisivo ha saputo raccontarci, quasi fosse la sceneggiatura di un film, la sua vita nell’arco di cinquant’anni;
adolescenza, giovinezza ed età matura scanditi da ambizioni, passioni e tormenti di un uomo, un diavolo. Conosciamo un Alejandro quindicenne consapevole della vita che lo aspetta come figlio del boss; cresciuto per essere un capo forte che non mostra mai debolezze ai suoi nemici, diviso tra l’attrazione che esercita il potere e la paura di non essere ancora pronto a gestirlo. In questa parte del libro ci viene svelata la sua anima ancora pura, il rapporto con sua madre e sua sorella Amari, che rappresenta un’oasi di pace dalla dura oppressione paterna. Il legame che li unisce e il forte senso di protezione, ben presto lo portano ad impugnare un’arma per difendere l’onore e la vita di sua sorella e a segnare per sempre il suo destino. Un’esperienza dura e sconvolgente che lo mette davanti alla realtà, a cosa vuol dire essere un Martinez.
“Non sei stata l’unica a perdere l’innocenza quella notte, Amari. L’unica differenza è che tu puoi riaverla. Io no. “
In un momento così delicato, preda dei sensi di colpa, l’unica fonte di gioia è Sophia, la ragazzina che gironzola per casa con Amari e che l’ha conquistato con il suo sorriso. Un amore forte e intenso che spazza via tutte le remore di Alejandro a farla diventare parte della sua vita. Fino al momento in cui tutto crolla, la morte bussa alla sua porta portandogli via sua madre e come se non bastasse, insinuando il dubbio negli occhi di Sophia. La ragazza dolce che ha giurato di amarlo, capisce che non può far parte del suo mondo e lo lascia. Anche Amari gli volta le spalle in preda alla disperazione, non vuole subire le conseguenze di una vita che non ha scelto. Tradito e deluso, Alejandro si lascia sempre più coinvolgere dagli affari di famiglia, da quella vita che poco per volta gli sta divorando ogni briciolo di umanità, fino a renderlo El Diablo.
Passano gli anni e Alejandro è ormai a capo dell’organizzazione, diviso tra il ricordo del ragazzo che era e l’immagine che lo specchio gli restituisce ogni mattina, sempre più simile all’uomo al quale ha giurato di non assomigliare mai, suo padre. 
“ Vivevo ogni giorno ricordando costantemente gli errori e rimpiangendo cose che non avrei potuto cambiare…. Il passato. Il presente. Il futuro. Dopo. Ora. Per sempre. Una tortura incessante di amore e odio. “
A questo punto, alla narrazione unicamente dal punto di vista di Alejandro, si aggiunge Lexi, una ragazzina piena di sogni e in cerca d’affetto che nessuno sembra in grado di darl,e né sua madre persa nei suoi rimpianti, né tanto meno il suo patrigno, che dopo la morte di sua madre si trasformerà nel suo peggior incubo. L’unica consolazione per Lexi è rappresentata dalla danza, quel bozzolo caldo e protettivo nel quale si avvolge per non pensare, per non sentire. L’incontro tra Lexi e Alejandro segnerà per sempre le loro vite, due anime tormentate che si riconoscono .
“I nostri sguardi si incrociarono e nei suoi occhi verdi vidi qualcosa di familiare. Qualcosa che avevo sempre visto nei miei e che , per la prima volta, vedevo riflesso in quelli di un’altra persona. La solitudine. Un fuoco vivo e agonizzante divampava nel suo sguardo. Un dolore che nessun altro poteva capire o persino riconoscere, se non l’avesse vissuto. Una tacita connessione causata dall’oscurità . Dall’inferno. “ 
Questo incontro ci porta dritti alla terza parte del romanzo, il ritmo si fa più serrato e ci immergiamo in pieno nella loro storia. Lexi è una ballerina dell’ American Ballet Theatre di New York, ha lavorato tanto per vedere realizzati i suoi sogni, ha saputo riemergere dall’abisso di disperazione che la sua infanzia le ha regalato, con forza e tenacia si è lasciata tutto alle spalle. Alejandro è ormai un uomo nel pieno del suo fascino, un concentrato di testosterone, arroganza e carisma, che irrompe nella vita di Lexi come un angelo nero, pronto a tutto pur di difenderla. Ma chi difenderà Lexi dalla minaccia che Martinez rappresenta? Combattuto tra l’attrazione e la paura di coinvolgerla nel suo mondo fatto di violenza e perdizione , Alejandro fa di tutto per allontanarla, per dimostrarle che non può esistere un “noi”; ma se la mente si lascia guidare dalla logica , il corpo risponde solo al richiamo dei sensi. Scene cariche di passione, raccontate con perizia di particolari e una costante carica sensuale che aleggia in ogni sguardo, in ogni gesto, si susseguono in un ‘altalena emotiva che porta noi povere lettrici, in un vortice di passione, amore e odio.
Alejandro e Lexi si cercano e si desiderano in maniera quasi ossessiva, ma allo stesso modo si annientano colpo su colpo. Lexi è un osso duro, combatte per il suo amore, sa che dietro la fredda facciata e gli abiti costosi si cela un uomo con un grande cuore, l’unico in grado di capirla, l’unico in grado di proteggerla. Purtroppo però, non è abbastanza e tra scontri verbali e colpi di scena ci ritroviamo nell’ultima parte del romanzo, la più intensa, la più sofferta e lasciatemelo dire, la più mozzafiato. Sono passati dieci anni, scanditi da una lunga separazione, finalmente un incidente li riporta insieme; ma se pensate che adesso sarà tutto più facile, vi sbagliate di grosso...
Un romanzo forte, ricco di passione, di sentimenti contrastanti, per alcuni aspetti profondamente introspettivo, con due protagonisti caratterizzati alla perfezione, tanto da sembrare reali. Un viaggio attraverso il lato oscuro dell’animo umano, dove le zone di luce possono regalare sorprese inaspettate. Nel finale l’autrice è stata bravissima a rimettere insieme tutti i tasselli disseminati nel romanzo per regalarci un epilogo che vi lascerà senza fiato. Una cover da urlo (fedele all’originale) e una traduzione accurata lo rendono un romanzo da leggere assolutamente.







COME INIZIA IL ROMANZO...
PROLOGO
Martinez
 Mi appoggiai all'indietro e con nonchalance infilai le mani nelle tasche dei pantaloni, guardandola minacciosamente dall'alto in basso. «Non hai mai impugnato un'arma prima d'ora?» la canzonai, inclinando la testa di lato.«Ti prego... Martinez... per favore... basta...»Sorrisi sprezzante. Niente avrebbe potuto fermarmi. Fanculo, avevo appena iniziato.«Ti tremano le mani. Prima regola quando si impugna una pistola: non far mai capire ai tuoi nemici che hai paura. Sembreresti solo una cazzo di fighetta. Dunque, qual è la tua prossima mossa? Sono qui.» Misi le mani sui fianchi e spinsi il petto in fuori. «Questa è la tua occasione per sbarazzarti di me. Fallo! Premi quel fottuto grilletto. Fallo!» abbaiai con ferocia. Non me ne fregava più un cazzo.«Fermati! Per
favore! Fermati, cazzo!»«Sono un uomo malvagio. Ho fatto cose imperdonabili. Questa è la tua occasione. Coglila, dannazione! Spediscimi immediatamente all'inferno. Ora!»Ho sempre saputo che questo giorno sarebbe arrivato. Avevo fatto tanti errori nella vita, ma questo non lo sarebbe stato. Ho vissuto molto più a lungo di quanto avrei mai immaginato. Ho sempre sperato che avrei incontrato il Creatore grazie a una mano amorevole, ma non sempre otteniamo ciò che vogliamo.Avevo ucciso.Mi ero vendicato.Avevo amato.Avevo distrutto molte vite e ora era arrivato il momento di pagare per essere stato il Tristo Mietitore, per aver preso vite che non mi appartenevano. Non avevo mai pensato di poter morire in questo modo.Riverso in una pozza del mio sangue maledetto.Provocando il mio assassino per fargli premere il grilletto. 
PRIMA PARTE
Martinez
 «Andiamo, Martinez. Le ragazze ci stanno aspettando,» ripeté il mio amico Leo, per la decima volta.«D'accordo, chiudi quella cazzo di bocca. Sto arrivando. E poi, lo sai che ci aspetteranno tutta la notte,» risposi con un ghigno arrogante, avviandomi verso la porta sul retro e facendo attenzione che le guardie del corpo e le telecamere piazzate in tutta la casa non potessero vederci.«Alejandro! Non hai il permesso di uscire. Papà ti ha avvertito. Non gli piace che tu esca di casa quando loro non ci sono, soprattutto senza portare con te una guardia del corpo,» mi rimproverò Amari afferrandomi un braccio per fermarmi.Mia sorella maggiore Amari era sempre il piccolo angelo perfetto. Io, invece, ero il diavolo. Penso che mio padre fosse segretamente orgoglioso quando mi comportavo male, anche se non lo ha mai detto o dato a vedere, poiché era molto bravo a fingere. Da quando ero nato mi aveva cresciuto e plasmato per prendere in consegna il suo impero, come era capitato a tutti gli uomini Martinez che mi avevano preceduto. Avevo quattordici anni, quasi quindici, ma non mi ero mai potuto godere la mia adolescenza. Questo è il motivo per cui approfittavo di ogni occasione per fare tutto ciò che volevo, soprattutto quando non c'era qualcuno costantemente alle mie calcagna a dirmi che non potevo. Non me ne fregava un cazzo di essere punito. Ero consapevole che mi restavano solo pochi anni per vivere una vita quasi normale, per cui coglievo ogni opportunità.Amari era più grande di me di un anno e mezzo, anche se questo non era di nessuna importanza. Si comportava sempre come una ragazzina. Ricordo che sgattaiolava spesso nel mio letto, perché di notte era spaventata da ogni più piccolo rumore; io invece non mi ero mai permesso il lusso di avere paura. Non era contemplata nella vita che avrei dovuto condurre. E a breve sarei diventato il solo in grado di spaventare mia sorella.Proprio come mio padre. Lui lo chiamava rispetto, secondo me non era altro che intimidazione. Amari era sempre stata debole e questo infastidiva mio padre in modi indicibili.Dovevo proteggerla anche se ero più giovane.«Non voglio che ti cacci nei guai, Alejandro,» mormorò Sophia abbastanza forte da farsi sentire.Sorrisi. Distolsi la mia attenzione da Amari e guardai Sophia che si trovava alla fine del foyer.Sophia era la migliore amica di mia sorella. Ho sempre pensato che la loro amicizia fosse insolita, visto che aveva la mia età. I suoi luminosi occhi verdi, le labbra imbronciate e il profumo dei suoi lunghi capelli castano scuro mi avevano provocato delle sensazioni sin dalla prima volta che l'avevo vista, tanti anni prima. Si vociferava che provenisse dai bassifondi. Frequentava la nostra scuola privata a New York, grazie a una borsa di studio offerta a un numero selezionato di ragazzi con reddito basso e voti eccezionali. Mia sorella si era affezionata immediatamente a lei, dato che odiava gli stronzi arroganti della nostra scuola.

Questo ci accomunava.Leo e io eravamo amici fin dal primo giorno di liceo. Era un ragazzo un po' nerd che avevo scelto tra i miei cosiddetti amici. Un giorno eravamo tutti accanto ai nostri armadietti a cazzeggiare, prima che suonasse la campanella per andare in classe. I ragazzi stavano discutendo su chi fosse andato più a fondo con Catherine "Tettona" St. James. Io invece ero troppo concentrato a guardare Sophia che cercava di raggiungere il ripiano superiore del suo armadietto in fondo al corridoio, per prestare loro attenzione.«Bene, guardate cosa abbiamo qui, ragazzi,» annunciò Jimmy. Andavamo a scuola insieme da quando eravamo bambini.Mi voltai per vedere di chi stesse parlando. Cinque armadietti più in là, c'era un ragazzino magro con gli occhiali. Sembrava che non facesse parte della nostra scuola. Jimmy andò dritto da lui facendogli cadere i libri che teneva in mano.
«Ti sei perso? La scuola per i ragazzi poveri è dall'altra parte della città.»Leo lo ignorò, continuando a raccogliere i suoi libri.Il suono della campanella ci avvertì che era arrivato il momento di andare in classe. Jimmy e un paio di altri ragazzi spinsero Leo nel suo armadietto e lo chiusero dentro, prima di allontanarsi ridendo. È superfluo dire che Jimmy e i ragazzi non ridevano più all'uscita della scuola. Diedi loro una bella lezione e intimai di non rompergli più le palle o se la sarebbero vista con me. C'era qualcosa in quel ragazzo, e ancora oggi non so spiegare quale fosse il motivo che mi ha spinto a salvarlo.Da quel momento è diventato una presenza fissa nella mia vita. Restava sempre un secchione, ma questo non aveva più alcuna importanza. La mia amicizia era il suo scudo. Nessuno avrebbe più osato rompergli le palle. Anche a quell'età non andavo per il sottile. Ero schietto e non me ne pentivo. Non mi sono mai scusato per ciò che ero o per le mie azioni. La gente poteva accettarlo o meno. Non me ne fregava un cazzo. Ma questo mio menefreghismo spingeva gli altri a frequentarmi quando in realtà avrebbero dovuto starmi lontano il più possibile.Tutti sapevano chi fosse mio padre, e mi temevano a causa sua.Non mi sono mai approfittato delle persone deboli, forse perché vedevo la stessa caratteristica in mia sorella. Se fosse stato necessario, avrei rinunciato a tutto per proteggerla. Mio padre sapeva che Amari non era fatta della mia stessa pasta, perciò non mi permetteva di uscire quando loro non c'erano. Questo non aveva mai avuto alcun senso ai miei occhi. C'erano sempre guardie del corpo ovunque, pronte a premere il grilletto se fosse scoppiato il caos. Presumo che fossero pagate un mucchio di soldi per un lavoro che mio padre sembrava più incline ad affidare a me.«Amari, torneranno tardi. Forse non torneranno affatto. Sono a qualche inaugurazione o roba del genere,» risposi divincolandomi dalla sua presa.«Non sei stanco di essere sempre in punizione? Perché
non mi ascolti per una volta? Non è così difficile,» disse alzando le mani.«Tieni solo la bocca chiusa. Se tornano a casa, non mi hai visto.»«Sono una terribile bu…»«Carajo, Amari! Haga lo que le digo,» gridai. «Cazzo, Amari! Fa' come ti dico!» ripetei irritato per la sua fastidiosa insistenza.Sospirò e distolse lo sguardo.Odiava che le urlassi contro. Ci pensava già mio padre a farlo per tutti noi. Lui credeva nel "bastone e la carota". Abbracci e baci erano più unici che rari. Pochissime volte gli avevamo sentito dire "ti voglio bene". Nostra madre era l'unica che ci dimostrava amore, tenerezza e affetto.Mi avvicinai ad Amari e le afferrai il mento con delicatezza, costringendola a guardarmi di nuovo. Mi osservò da sotto le ciglia. Sapevo cosa stava pensando. Era preoccupata che potesse succedermi qualcosa. Si preoccupava sempre di tutto. Soprattutto di cosa potesse accaderle quando non c'ero.«Starò bene. Tu starai bene. Te lo prometto, ci sono i nuovi scagnozzi di papà. Non farò di nuovo tardi.»Le diedi un bacio sulla fronte e guardai per l'ultima volta Sophia, prima di voltarmi e uscire. Penso che volesse chiedermi dove stessi andando, ma lo sapeva bene. Le feci l'occhiolino e un sorriso furbo, e lei sorrise guardinga. Più tardi mi sarei pentito di essere uscito, e dall'espressione di Sophia si notava quello che mia sorella si era aspettata sin dall'inizio.
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L'AUTRICE
Monica Robinson , alias M.Robinson, ama leggere. Preferisce tutto ciò che ha dell’angst, i romanzi, i triangoli, i tradimenti, l’amore e, ovviamente, il sesso! Legge fin dal Club delle Babysitter e R.L. Stein. È nata nel New Jersey ma è cresciuta a Tampa, in Florida. Attualmente sta conseguendo il suo dottorato in psicologia e le mancano solo due anni al termine. È sposata con un uomo fantastico, che ama con tutto il cuore. Hanno due incroci di Pastore Tedesco e un gatto, Tabby. 
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MAGISTER di Veronica Deanike

Autore: Veronica Deanike
Genere: erotico
Ambientazione: Parigi
Pubb. Italiana: V.Deanike, gennaio 2018,  pp.309 
Parte di una serie:
Livello di sensualità: ALTO
Disponibile in e-book a € 2,99

TRAMA: Vincent Gaillard, non ancora quarantenne, è un uomo brillante, colto, straordinariamente affascinante, ma inaccessibile. Discendente di una potente famiglia da sempre impegnata nella politica e negli affari, decide comunque di dedicarsi alla carriera accademica. Professore di filosofia nella prestigiosa Sorbona di Parigi ha ottime probabilità di diventarne il Magnifico Rettore.
Sophie Gerard proviene dalla Banlieue, da uno dei tanti agglomerati urbani della periferia francese. Studentessa-lavoratrice di venticinque anni si impegna per inseguire il sogno di un futuro migliore.
L’incontro tra l’algido professore e la dolce studentessa avvolgerà entrambi nelle fiamme di una inarrestabile, quanto torbida, attrazione. Il ghiaccio di Vincent inizierà a sciogliersi e il cuore di Sophie sarà presto rapito. Ma Vincent continuerà a essere un uomo imperscrutabile, incatenato a un passato che non riesce a lasciare andare via. La studentessa e il professore, tra passione trattenuta, una tensione erotica che cresce e non dà respiro, avvicinamenti e improvvisi allontanamenti, giocheranno il gioco della passione e forse… dell’amore. Quando le distanze parranno ormai colmate, il destino, crudele, mischierà ancora le carte. A Sophie non resterà altro che aspettare il suo tenebroso professore. Attendere che sia pronto a portarla via… con sé… lontano da tutto quel dolore.


Non è facile giudicare questo romanzo perché vi sono all’interno di esso cose che ho apprezzato e altre che mi hanno fatto un po’ storcere il naso.
Partiamo da quello che mi è piaciuto. L’ambientazione è ottima e ben curata. Sembra quasi di trovarsi a passeggiare per Parigi e questo è senz’altro un punto a favore. Anche la trama non è male. Il tema centrale del romanzo è l’attrazione proibita tra un insegnante universitario di filosofia e una delle sue allieve, argomento che offre senza dubbio spunti interessanti.
Altra cosa che ho apprezzato è il personaggio di Vincent, il protagonista. Vincent è un uomo affascinante, non si può negare. Ha vissuto il dramma della morte prematura della moglie, di cui era follemente innamorato, e ancora non è riuscito a superare il dolore, motivo per cui non vuole relazioni serie e si accontenta di facili avventure. Finché non conoscerà Sophie, ovviamente.
Un altro punto a favore del romanzo sono le scene erotiche: ben descritte e mai volgari. L’autrice è molto brava a creare la tensione erotica tra i personaggi, cosa per niente facile.
Cosa non mi è piaciuto? Tanto per cominciare la protagonista. Sophie ha venticinque anni, ma si comporta come se ne avesse cinque. Non stupisce il fatto che per l’intero romanzo tutti la trattino come una bambina. Ai problemi reagisce in soli tre modi: piangendo, scappando e chiedendo aiuto a qualcuno. Mai che affronti di petto qualcosa! Mai che si comporti da adulta, se non dentro a un letto. Come se non bastasse, l’autrice fornisce di lei un’immagine troppo da santarellina, assai poco credibile. Buona, ingenua e innocente a livelli impressionanti. E naturalmente sempre pronta a porgere l’altra guancia. Come se non bastasse, ha tutte le sfortune del mondo: i suoi genitori la odiano, non ha amici, i compagni di università vogliono approfittarsi di lei… Tutto ciò è oltremodo irritante e rende assai difficile l’immedesimazione nel personaggio.
Oltre a questo, sebbene io di solito prediliga la narrazione in terza persona, stavolta avrei gradito senza ombra di dubbio la prima. Perché? Be’, gestire il POV in terza persona richiede una padronanza della tecnica che purtroppo l’autrice ancora non possiede. Passa continuamente da un punto di vista all’altro, creando confusione. Forse è per questo che ho trovato la lettura poco coinvolgente e lenta. Nonostante un’ottima trama, non posso dire che questo romanzo mi abbia appassionato o suscitato forti emozioni. E poi i refusi. Troppi. Ho riscontrato anche errori di grammatica che si potevano certamente evitare. Consiglierei all’autrice di fare un’accurata revisione.
Insomma, Veronica Deanike ha senz’altro delle buone doti, ma dovrebbe svilupparle meglio. Mi auguro in futuro di riuscire a leggere una sua opera più matura.











COME INIZIA IL ROMANZO...

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L'AUTRICE
Veronica Deanike, classe 1981, ha una laurea in scienze della comunicazione ed è specializzata in criminologia e psicologia forense, ma ha sviluppato una grande passione per la letteratura e la lettura, ispirata da Pirandello, Grazia Deledda, Baudelaire e Nietzsche e il suo terreno di partenza è il web grazie al quale ha creato una rete di sostegno tutta al femminile e iniziato ad avvicinarsi al romance .
pubblicando il suo primo romanzo “I due mondi”, seguito da “Danneggiata”, dalle sfumature noir, seguiti da “Sospesa” e dal racconto “Neve di Praga”. Veronica vive con il marito, “un adorabile bastardo” e le loro due “piccole canaglie”, infatti si definisce una mamma, una moglie e una lavoratrice. "Magister" è il suo nuovo romanzo.
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AMORE SENZA OMBRE (Saints of Denver Vol. 4) di Jay Crownover (HarperCollins)

Autrice: Jay Crownover
Titolo Originale: Salvaged
Traduzione: Stefania Nais
Genere: Contemporaneo, New Adult
Ambientazione: USA
Pubblicazione originale: William Morrow, 2017, pp.368
Pubblicazione italiana: Harper Collins, febbraio 2017, pp.416 , cartaceo € 16,90
Livello di sensualità: ALTA
Parte di una serie: 4° Saints of Denver
Disponibile in e-book a € 6,99

TRAMA: Che Hudson Wheeler è un bravo ragazzo lo sanno tutti, compresa la fidanzata di una vita che l'ha tradito a un passo dal matrimonio. Ma dato che fare sempre la cosa giusta non paga, Wheeler ha deciso che è giunto il momento di cambiare stile e vivere alla giornata, concedendosi notti folli, belle macchine e ragazze disponibili. Una vita spericolata, insomma, sul filo del rasoio. Poi ritrova una vecchia amica, Poppy Cruz, e quegli occhioni tristi nel viso più bello che abbia mai visto lo colpiscono dritto al cuore. Di colpo, l'unica cosa che desidera è prendersi cura di lei, cancellare le sue paure, vederla sorridere di nuovo.
Bella e delicata come un fiore, Poppy considera ogni estraneo un potenziale nemico, ogni uomo un possibile aggressore. È questo che la vita le ha insegnato: chi doveva proteggerla l'ha tradita nel più orribile dei modi e ora lei tiene il mondo a distanza. Stranamente, però, con Wheeler non ci riesce. Perché c'è qualcosa nel sorriso accattivante e nelle ruvide mani da meccanico di quel ragazzo che le fa venire voglia di stargli vicino. Di fidarsi di nuovo di qualcuno. Forse l'unico in grado di riparare il suo cuore e la sua anima danneggiati è proprio lui, con il suo tocco, le sue parole, il suo amore.



Può un giovane che si sente sempre rifiutato e che ha avuto un’infanzia difficile, trovare un futuro con una donna che dalla vita ha avuto soltanto il peggio e che l’ha addirittura quasi persa?
“Cominciavo a sentire che perdevo la presa su tutto ciò che cercavo faticosamente di trattenere il giorno che lei entrò nella mia officina, nascosta dietro un mio amico
Quella ragazza mesi prima era stata al centro dell’attenzione dei media. era impossibile dimenticare il suo viso terrorizzato e il suo corpo tremante mentre al telegiornale spiattellavano i terribili traumi che aveva subito
Volevo che non avesse più memoria di niente”
E’ quello che il romanzo di Jay Crownover  Amore senza ombre ci propone. E’ il quarto della sua serie ambientata a Denver e ha per protagonisti Wheeler Hudson e Poppy Cruz.
Poppy è stata quasi uccisa dal marito che prima l’ha torturata nel corpo e nello spirito e l’ha lasciata con un bagaglio di paure che non le permettono di avvicinare le persone soprattutto uomini anche se conosciuti da sempre. Però questa sensazione si attutisce quando conosce Wheeler dal quale compera un’auto e che poi rivede fino a proporsi addirittura di avvicinarlo per offrirgli un regalo: un piccolo pitbull.
“Passai nervosamente il peso da un piede all’altro e guardai quegli occhioni di ghiaccio posarsi sulla scatola che stringevo al fianco. Il suo contenuto colse l’occasione per fare una specie di guaito
-E’ un cucciolo?
- Sì è un cucciolo!”
Hudson la nota subito e sente qualcosa muoversi nel suo cuore: forse un desiderio di protezione per chi ha sofferto tanto. Lui sa bene cosa vuol dire soffrire: abbandonato a quattro anni è cresciuto tra una famiglia e l’altra e si è trovato la sua strada diventando un restauratore di auto d’epoca. Ha appena disdetto il matrimonio con la ragazza che frequentava da sempre e con cui aveva provato a costruirsi una vita, dopo aver scoperto il suo tradimento…non solo! Ha saputo di dover diventare padre e la notizia lo ha scombussolato perché lui non ha mai avuto una figura paterna su cui contare.
Wheeler e Poppy cominciano a frequentarsi con calma ma anche con tanta speranza.
Sono delicati l’uno verso l’altra: lui perché non vuole spaventarla con la sua irruenza e la sua grossa figura dove non c’è uno spazio libero dai tatuaggi e lei perché vuole fargli capire che non deve più sentirsi messo da parte ma che può essere lui al centro del percorso di coppia.
“Vorrei tanto abbracciarti, forse più per me che per te, ma ti ho detto di non lasciarti mai toccare senza permesso. Sapevo di sembrare disperato, ma non mi importava.
-Quindi potresti avere pietà di me e lasciarti abbracciare per piacere?
Spalancò gli occhi e poi le sue ciglia scandalosamente lunghe si abbassarono mentre sussurrava:
-Ok, dato che lo chiedi tanto gentilmente!
Ormai ogni sua parola era scherzosa e mentre l’abbracciavo con grande cautela, si mise a ridere davvero.”
Mentre la loro intesa diventa più profonda e prende un ritmo piacevole con il cagnolino che li avvicina sempre più, anche da parte dell’ex del giovane c’è la volontà di conoscere la nuova ragazza che farà parte della vita del bambino che nascerà.
Ma il passato di Poppy ritorna a minare questo inizio di serenità con la ricomparsa del primo uomo che le ha fatto del male: suo padre . Solo che Poppy ora ha un aiuto che non la abbandona certamente: Weehler è al suo fianco. Purtroppo a volte anche stare attenti non basta…ma non dico altro e lascio a chi vorrà leggere questo libro il piacere di scoprire cosa accadrà.
Amore senza ombre è il primo romanzo di quest’autrice a cui mi avvicino e sono rimasta assolutamente coinvolta. 
La storia è di grande attualità: la violenza famigliare e la sottomissione femminile sia ai genitori che ai compagni è una costante quasi giornaliera. L’autrice l’ha trattata con intensità ma senza soffermarsi troppo sulle brutture, piuttosto ne ha fatto un trampolino per il suo superamento certo difficoltoso ma anche possibile. Ha creato un bellissimo personaggio di donna che, senza guarigioni miracolose, trae la forza di reagire da sé e dal suo amore per il compagno perchè sa che senza una reazione da parte sua lui rimarrebbe di nuovo solo e abbandonato, come già gli è successo nella vita.
Wheeler è grande, grosso, ma dolcissimo e quasi timoroso di credere che qualcuno si preoccupi dei suoi desideri. E’ la vittoria dell’amore reciproco che dà un futuro a chi riesce a trovarlo e a rendersene parte comune.
E’ un bellissimo romanzo tutto da godere con tante situazioni dolorose ma anche gioiose e inaspettate. Cinque cuori meritatissimi .









A PROPOSITO DELLA GENESI DI QUESTO ROMANZO L'AUTRICE NELL'INTRODUZIONE RICORDA...
INTRODUZIONE
Quando ho inserito Poppy nel romanzo di Rowdy e Salem("Oltre il destino", qui.) , non avevo idea che sarebbe diventata il personaggio di cui le lettrici mi avrebbero chiesto di più. Ogni giorno qualcuno mi domandava se anche lei avrebbe avuto un libro, quando sarebbe uscita la sua storia, ma più di tutto volevano davvero che lei potesse vivere per sempre felice e contenta. Esigevano che amasse e fosse amata più di qualsiasi altro mio personaggio. Aveva superato l’inferno e senza dubbio le mie lettrici sentivano che meritava qualcuno che la trattasse bene, nel modo giusto.
Credo che questo dimostri perché a tutti noi piace tanto leggere storie d’amore. È l’idea che un cuore possa guarire e che davvero là fuori ci sia qualcuno che può far sparire tutte le cose terribili che lo hanno indurito. Che ci sia qualcuno capace di trovarci e guidarci verso un posto migliore, per quanto sole e sperdute possiamo sentirci. Le lettrici volevano che lei non avesse più paura. Volevano che si facesse conquistare da una corte serrata.
Chiariamo, io sono brava con il romanticismo ;) ma per me non è la norma. Non mi sono mai considerata una persona sentimentale. Amo l’amore, e adoro tutti gli aspetti sudati e sensuali che lo accompagnano. Ma fiori e cuoricini, corteggiamenti e lusinghe… be’… non ho tempo per quella roba. Mi piacciono le storie d’amore un po’ cattive, un po’ pericolose e molto incasinate. Quindi entrare nello spirito di questo libro – incentrato sulla guarigione di un cuore e sul romanticismo – non è stato facile. C’era bisogno di dolcezza e io sono molto più a mio agio con la durezza.
Non mi capita spesso di sedermi e mettere insieme due persone dal cuore puro. Per me è raro descrivere due personaggi autenticamente buoni e gentili, che sono solo alla ricerca di qualcosa di meglio per se stessi e per l’altro. Di solito tendo a rendere almeno uno dei miei personaggi molto contorto e tormentato, ma non in questo caso. È vero, hanno entrambi demoni da uccidere e montagne da scalare, ma Poppy e Wheeler sono semplicemente due brave persone che hanno ricevuto più male di quanto meritassero… sono molto altro rispetto a quello che hanno passato. Quando inciampano, si rialzano e vanno avanti, più di qualsiasi altro mio personaggio. A essere sincera, la fine del 2016 per me è stata difficile. Problemi familiari, il mio cane, cambiamenti lavorativi… scrivere di perseveranza e ottimismo incrollabile, di speranza e coraggio, è stata un po’ una sfida. Ma è per questo che scrivo, che racconto le mie storie. È una via di fuga, un modo per vivere in un posto con tutte le caratteristiche che in quel momento non riesco a trovare nella realtà.
Per rendere giustizia ai due protagonisti ho dovuto scavare a fondo, guardarmi in faccia e valutarmi con onestà, fino ad arrivare al centro vulnerabile che di solito tengo nascosto agli occhi del mondo. In realtà mi piace far finta che non esista proprio. Ho cercato disperatamente di fare la cosa giusta: per Poppy e Wheeler, ma ancora di più per le lettrici che facevano il tifo per lei, la ragazza violata, perché potesse essere salvata e tornare all’antico splendore. Per le lettrici dal cuore tenero che volevano che il bravo ragazzo finalmente avesse un po’ di tregua.
Credo di essere arrivata proprio dove dovevo arrivare… alla fine mi sono sentita emotivamente prosciugata ed esausta, ma in senso buono. Credo di aver fatto un migliaio di sonnellini! È stato un viaggio, la migliore avventura che avrei potuto desiderare, condivisa con le mie lettrici in questi romanzi ambientati nel mio posto preferito. Non potrei essere più felice di dove siamo giunte (insieme ai nostri amici imprigionati fra le pagine).
Questo è il nostro posto :)

LA SERIE SAINTS OF DENVER 

0.5. Leveled (2015)- novella M/M - ed.italiana : AMORE SENZA PAURA, ed.Harper Collins, coll.eLit (solo in ebook), maggio 2016Orlando Frederick e Dominic Voss
1. Built (2015) - ed.italiana: AMORE SENZA LIMITE, ed.Harper Collins, giugno 2016 -  Sayer Cole e Zeb Fuller
2. Charged (2016)- ed.italiana: AMORE SENZA CONFINI, ed.Harper Collins, novembre 2016 -  Quaid Jackson e Avett Walker
3. Riveted (2017)- ed.italiana: AMORE SENZA RESPIRO, ed.Harper Collins, maggio 2017 -  Dash Churchill e Dixie Charmichael
4. Salvaged (2017)- ed.italiana: AMORE SENZA OMBRE, ed.Harper Collins, gennaio 2018 -  Hudson Wheelere Poppy Cruz

*****
L'AUTRICE
Jay Crownover è originaria del Colorado (USA) e orgogliosa di esserlo ecco perchè ha ambientato tutti i suoi libri nei luoghi che ama e conosce. E siccome le pIace scrivere di cose che conosce, ecco anche perchè c'è molto rock and roll  e molti tatuaggi e piercing nelle sue storie.  Jay fa la barista dai tempi del college, passando anche quaranta ore a settimana a vedere come donne e uomini interagiscono fra loro. Questo lavoro le ha offerto l'opportunità di farsi un'idea piuttosto approfondita dei meccanismi delle relazioni uomo/donna, come iniziano e come si evolvono in un contesto sociale. Le piace scrivere storie New Adult perchè si ricorda come ci si sente a vent'anni, quando pensi di aver capito tutto della vita  per poi essere smentito più volte. Quando si guarda indietro, sa che sono stati quelli gli anni che hanno definito quello che lei è oggi e nel bene e nel male sono state le decisioni prese allora che hanno segnato la strada che sta percorrendo oggi.

VISITA IL SUO SITO:
   http://www.jaycrownover.com/

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NON LASCIARMI ANDARE di Catherine Ryan Hyde (Leggereditore)


Autrice: Catherine Ryan Hyde
Titolo originale: Don't Let Me Go
Traduttrice: Anita De Stefano
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Los Angeles,USA
Pubblic. originale: Black Swan Books, 2011, pp.422
 Pubblic. Italiana: Leggereditore, ottobre 2017, pp. 294,€ 13,60
Parte di una serie: No
Livello sensualità: BASSO
Disponibile in ebook a €1,99

TRAMA: Grace, dieci anni, vive nella periferia degradata di Los Angeles con una madre tossicodipendente che la trascura e il rischio di essere affidata ai servizi sociali. C’è solo una persona che può aiutarla a uscire fuori da questa situazione e donarle una nuova speranza: Billy Shine, il suo vicino di casa. Un tempo ballerino di Broadway, Billy è ora un uomo solitario, in preda a continui attacchi di panico, spaventato dalla gente e dal mondo fuori le quattro mura della sua casa. Le sue giornate scorrono silenziose, perfettamente orchestrate da una routine da cui raramente riesce a fuggire. Tutto cambia, però, quando nella sua vita irrompe la piccola Grace, proponendogli un piano audace e coraggioso per aiutare la madre a disintossicarsi. Billy si mostrerà per lei un fidato alleato, pronto a farsi in quattro. L’impresa, d’altra parte, è di quelle che ridanno senso all’esistenza e nuova fede nell’amore puro e incondizionato. Ma non è affatto facile, perché per aiutare la madre di Grace sarà necessario privarla della cosa di cui ha più bisogno: sua figlia.



Grace è una bimba di 10 anni che ha una madre tossicodipendente e che fa amicizia con alcune persone che vivono nel suo stesso piccolo condominio. Il primo amico con cui stringe rapporti profondi è Billy, un uomo affetto da agorafobia, crisi di panico e che vive tappato in casa da oltre 10 anni. Poi la cerchia di amicizie si allarga ad altre persone e tra tutte queste si crea un bellissimo rapporto.
La storia è stata a tratti lenta, anche troppo, ma nel complesso la trama mi ha coinvolto. In pratica questa bambina è riuscita a creare amicizia, fiducia, simpatia e amore tra i vari personaggi creando un legame che ricorderanno per sempre e che conserveranno nei loro cuori.
Grace, con la sua gioia di vivere, nonostante avesse una madre poco affidabile, e la sua intelligenza, riesce a trasformare la vita di tutti i protagonisti.
Il romanzo è scritto bene, ma secondo me andrebbe un po' sfrondato. Ci sono anche delle frasi che mi hanno lasciato dei dubbi e delle situazioni che non sono state approfondite; comunque un libro carino.











COME INIZIA IL ROMANZO...
Ogni volta che Billy guardava fuori, attraverso la porta a vetri scorrevole, vedeva il brutto e grigio pomeriggio invernale di LA diventare sempre più scuro. Una notevole differenza di volta in volta. Allora rise, e si chiese ad alta voce: «Che ci aspettavamo, Billy caro, che il tramonto rompesse con la tradizione giusto per questa notte?»
Guardò nuovamente fuori, nascondendosi dietro la tenda e avvolgendosela addosso mentre si appoggiava al vetro.
La bambina era ancora lì.
«Sappiamo cosa significa» disse. «Non è vero?»
Ma non si rispose. Perché conosceva già la risposta. Per cui non era necessario continuare quella conversazione.
Indossò la sua vecchia vestaglia di flanella sul pigiama, avvolgendosela stretta attorno al corpo magro, poi la bloccò con una cintura che aveva sostituito l’originale una mezza dozzina di anni prima.
Sì.
Billy Shine stava per uscire.
Non dall’appartamento e sulla strada. Niente di tanto folle e radicale. Ma fuori sulla sua piccola terrazza al primo piano, o sul balcone, o su qualunque nome avesse quel pezzetto di proprietà con due sedie arrugginite che aveva le dimensioni di un francobollo.
Per prima cosa guardò fuori ancora una volta, come se potesse scorgere una tempesta o una guerra o un’invasione aliena. Un qualsiasi segno di Dio che potesse bloccare i suoi propositi. Ma fuori era solo un po’ più buio, cosa del tutto prevedibile.
Tolse il manico della scopa – un antifurto improvvisato per la porta a vetri scorrevole che dava sul balcone – riempiendosi le dita di polvere e sporcizia. Non apriva la porta da anni. E si vergognò, perché era orgoglioso di sé stesso per la sua attenzione alla pulizia.
«Nota personale» disse ad alta voce. «Pulire tutto. Anche se si tratta di qualcosa che pensiamo di non usare tanto presto. Per principio, se non altro.»
Poi fece scivolare la porta scorrevole per aprirla di uno spiraglio, e inspirò rumorosamente la fredda aria dell’esterno.
La bambina guardò in alto, e poi riabbassò lo sguardo sui suoi piedi.
Aveva i capelli scarmigliati all’inverosimile, come se nessuno l’avesse pettinata per una settimana. Il cardigan azzurro che indossava era abbottonato male. Non aveva più di nove o dieci anni. Era seduta su uno scalino con le braccia attorno alle ginocchia, e si dondolava fissandosi le scarpe.
Billy si sarebbe aspettato qualcosa di più, una reazione più vistosa alla sua presenza, ma non poteva dire esattamente cosa aveva pensato che sarebbe dovuto accadere.
Si sedette con cautela sul bordo di una delle due sedie arrugginite, si appoggiò alla ringhiera e guardò in direzione della bambina che stava a circa tre metri sotto di lui.
«Una buona serata a te» disse.
«Ciao» rispose lei con una voce da soprano.
Billy fece un balzo e rischiò di cadere dalla sedia.
Nonostante non fosse esperto di bambini, Billy immaginò che una bimba che sembrava tanto triste dovesse parlare con un filo di voce. Non che non avesse sentito la voce della piccola attraverso le pareti in precedenza. Viveva nel seminterrato insieme alla madre, per cui l’aveva sentita spesso. Troppo spesso. E non aveva mai avuto una voce flebile. Tuttavia si sarebbe aspettato che facesse un’eccezione per l’occasione.
«Sei il mio vicino?» chiese la piccola con la stessa incredibile voce.
Ma stavolta Billy era preparato.
«Così pare» rispose.
«E allora com’è che non ti ho mai visto?»
«Mi vedi adesso. Accontentati di ciò che la vita ti offre.»
«Parli in modo strambo.»
«E tu ad altissimo volume.»
«Già, è quello che mi dicono tutti. A te dicono che parli in modo strambo?»
«No, per quello che ricordo» rispose Billy. «Ma del resto non parlo con così tanta gente per poter avere un reale riscontro.»
«Be’, credimi. È un modo strano di parlare, soprattutto a un bambino. Come ti chiami?»
«Billy Shine. E tu?»
«Shine? Brillare? Come le stelle o come il pavimento dopo essere stato pulito?»
«Sì, proprio così.»
«E da dove viene un nome del genere?»
«E da dove viene il tuo? Che, oltretutto, non mi hai ancora detto?»
«Oh, mi chiamo Grace. E il nome viene da mia madre.»
«Be’, io non l’ho avuto da mia madre. Da lei ho avuto Donald Feldman. Per cui l’ho cambiato.»
«Perché?»
«Perché facevo parte del mondo dello spettacolo. Avevo bisogno di un nome da ballerino.»
«Donald Feldman non è un nome da ballerino?»

«Non proprio.»
«Come fai a capire quando lo è o meno?»
«Lo senti nel tuo cuore. Ascolta. Potremmo rimanere qui tutta la notte e continuare la nostra piacevole chiacchierata. Ma in realtà sono uscito per chiederti perché te ne stai seduta qui fuori tutta sola.»
«Non sono sola» rispose Grace. «Sono con te.»
«È quasi buio.»
Grace si mosse per la prima volta dopo che Billy era uscito, e guardò in alto come se volesse accertarsi di ciò che lui aveva detto.
«Già» disse. «Non fai più parte del mondo dello spettacolo?»
«No. Non più. In alcun modo. Non lavoro più ormai.»
«Ti piaceva fare il ballerino?»
«Lo amavo. Lo adoravo. Era tutto il mio mondo. E cantavo anche. E recitavo.»
«Allora perché hai smesso?»
«Non ero tagliato per farlo.»
«Non eri bravo?»
«Ero molto bravo.»
«E allora perché non eri tagliato per farlo?»
Billy sospirò. Era uscito per fare delle domande, non per rispondere. Eppure era sembrato così naturale, così inevitabile, quando l’attenzione si era concentrata su di lui. Infatti si chiese perché mai avesse pensato di essere pronto per sostenere quella – o, del resto, qualunque altra – conversazione. Forse per le sue ottime capacità di recitazione. Ma chissà dov’erano finite quelle capacità ormai. Quello che non usi, lo perdi.
«Per niente» rispose. «Non ero tagliato per niente. Per la vita stessa. La vita è qualcosa per cui non sono tagliato.»
«Ma sei vivo.»
«In parte, sì.»
«Per cui ci stai riuscendo.»
«Non molto bene, a quanto pare. Non sto facendo una gran performance. Ma grazie a dio, i critici hanno rivolto la loro attenzione verso cose più interessanti, e al momento giusto. Puoi rientrare in casa? Voglio dire, se avessi bisogno di farlo?»
«Certo. Ho la chiave.»
La sollevò nella luce sbiadita. La tenne per mostrarla a Billy. Una chiave nuova di zecca attaccata a un cordoncino che le pendeva dal collo. Catturò e riflesse un fascio di luce dai lampioni sulla strada che si erano appena accesi. Un flash in miniatura agli occhi di Billy.
Shine, brillare, pensò. Ho presente il concetto.
«Ho un piccolo problema» cominciò Billy «a capire perché tutti vogliono uscire quando potrebbero stare più facilmente a casa.»
«Tu non esci mai?»
Oh, buon dio, pensò Billy. Non c’era proprio verso di seguire il filo logico della conversazione.
«No, se posso evitarlo. Tu non hai paura?»
«No, se resto vicino a casa.»
«Bene, io invece ho paura. Guardo fuori e ti vedo seduta qui tutta sola e ho paura. Anche se tu non ne hai. Per cui forse potrei convincerti a farmi un favore. Forse potresti rientrare in casa così io non dovrò più avere paura.»
La piccola sospirò rumorosamente. In modo teatrale. Una bambina con le stesse inclinazioni di Billy.
«Oh, okay. In ogni caso sarei rimasta fuori solo finché le luci della strada non si fossero accese.»
Si alzò dai gradini e sparì dentro casa.
«Bene» disse Billy ad alta voce, a sé stesso e al crepuscolo. «Se l’avessi saputo, mi sarei risparmiato un bel po’ di onestà.»
Billy non dormì bene quella notte. Per niente. Non era in grado di provare che l’enorme e indicibile sforzo fatto per uscire in balcone lo aveva turbato e tenuto sveglio, ma gli sembrava ragionevole pensarlo. Era qualcosa su cui scaricare la colpa, almeno, ed era meglio di niente.
Quando si assopiva, in genere per qualche minuto, sentiva un battito d’ali. Un sogno ricorrente, una specie di sogno, un’illusione. O un’allucinazione. Più si sentiva turbato dalla vita di ogni santo giorno, più le ali avrebbero battuto nel suo sonno durante la notte.
Cercavano di farlo svegliare per lo spavento.
Alla fine riuscì a addormentarsi sul serio, non prima di una o due ore dopo l’alba. E quando si svegliò, si stiracchiò e si alzò – perché non serviva a nulla affrettarsi durante queste delicate operazioni – erano passate le tre e mezza del pomeriggio da un bel pezzo.
Una volta alzato, si legò i capelli come sempre – una lunga coda bassa che gli scendeva sulla schiena. Poi si sporse sul lavandino del bagno e si rase alla cieca, un po’ con gli occhi chiusi e ogni tanto aprendoli per guardare in direzione dell’armadietto per i farmaci come se avesse uno specchio, cosa che probabilmente una volta aveva, come la maggior parte degli armadietti del genere.
Si fece il caffè, percependo ancora il fruscio delle ali nella testa. Una specie di presenza poco spaventosa. Ma comunque una presenza.
Aprì il frigo, giusto per ricordarsi che aveva finito la panna. E la spesa non sarebbe stata consegnata fino a giovedì.
Schiaffò tre cucchiaini di zucchero nel suo triste caffè nero, e lo mescolò senza entusiasmo, poi andò con la tazza verso la grande porta a vetri scorrevole. Tirò le tende per sbirciare in direzione del punto in cui aveva visto la bambina la sera prima. Forse era stato solo un sogno o una visione, proprio come il battito d’ali, ma più reale.
La bambina era ancora lì. Per cui a quanto pareva non era stato un sogno.
Be’, ancora non è esatto, si disse. Corresse il proprio pensiero. Ovviamente aveva dormito in casa. Quindi era di nuovo lì fuori. Sì, di nuovo. Messa in quel modo la faccenda sembrava meno inquietante.
Billy alzò lo sguardo per vedere la signora Hinman, la donna che viveva nell’attico, percorrere il marciapiede in direzione di casa.
«Bene» disse Billy ad alta voce e con un sospiro. «Dille di rientrare in casa.»
L’anziana donna avanzava lentamente ma con passo deciso, e stringeva una busta della spesa di carta, il collo di una bottiglia di vino rosso spuntava dal bordo del sacchetto. Billy aveva notato che portava sempre una bottiglia, e spuntava sempre oltre il bordo. Solo una, per cui non era una che bevesse troppo. La stava pubblicizzando? O, cosa che a Billy parve più probasato per la porta a vetri scorrevole che dava sul balcone – riempiendosi le dita di polvere e sporcizia. Non apriva la porta da anni. E si vergognò, perché era orgoglioso di sé stesso per la sua attenzione alla pulizia.
«Nota personale» disse ad alta voce. «Pulire tutto. Anche se si tratta di qualcosa che pensiamo di non usare tanto presto. Per principio, se non altro.»
Poi fece scivolare la porta scorrevole per aprirla di uno spiraglio, e inspirò rumorosamente la fredda aria dell’esterno.
La bambina guardò in alto, e poi riabbassò lo sguardo sui suoi piedi.
Aveva i capelli scarmigliati all’inverosimile, come se nessuno l’avesse pettinata per una settimana. Il cardigan azzurro che indossava era abbottonato male. Non aveva più di nove o dieci anni. Era seduta su uno scalino con le braccia attorno alle ginocchia, e si dondolava fissandosi le scarpe.
Billy si sarebbe aspettato qualcosa di più, una reazione più vistosa alla sua presenza, ma non poteva dire esattamente cosa aveva pensato che sarebbe dovuto accadere.
Si sedette con cautela sul bordo di una delle due sedie arrugginite, si appoggiò alla ringhiera e guardò in direzione della bambina che stava a circa tre metri sotto di lui.
«Una buona serata a te» disse.
«Ciao» rispose lei con una voce da soprano.
Billy fece un balzo e rischiò di cadere dalla sedia.
Nonostante non fosse esperto di bambini, Billy immaginò che una bimba che sembrava tanto triste dovesse parlare con un filo di voce. Non che non avesse sentito la voce della piccola attraverso le pareti in precedenza. Viveva nel seminterrato insieme alla madre, per cui l’aveva sentita spesso. Troppo spesso. 

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L'AUTRICE
Catherine Ryan Hyde, classe 1955, vive a Cambria, in California. Scrittrice poliedrica e vivace, ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti, grazie ai quali ha ricevuto importanti riconoscimenti letterari. Tra le sue opere più famose ricordiamo La formula del cuore (Piemme, 2000), tradotto in 23 lingue e da cui è stato tratto un film con Kevin Spacey, Un sogno per domani. Con Non lasciarmi andare fa il suo ingresso nel catalogo Leggereditore.

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